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lunedì 6 giugno 2016

Papa: le Beatitudini sono il navigatore della vita cristiana

2016-06-06 Radio Vaticana







Seguire e vivere le Beatitudini, che come “navigatori” indicano ai cristiani il giusto itinerario della vita. È l’invito che Papa Francesco ha rivolto durante l’omelia della Messa del mattino celebrata in Casa S. Marta. Il Papa ha invitato, al contrario, a non scivolare lungo i tre gradini dell’“anti-legge” cristiana, l’idolatria delle ricchezze, della vanità e dell’egoismo. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Per non perdersi, lungo la strada della fede, i cristiani hanno un preciso indicatore di direzione: le Beatitudini. Ignorarne le rotte che propone può voler dire scivolare lungo i “tre gradini” degli idoli dell’egoismo, l’idolatria dei soldi, la vanità, la sazietà di un cuore che ride di soddisfazione propria ignorando gli altri.
“I navigatori della vita cristiana”
Il Papa trae una serie di riflessioni dalla pagina del Vangelo di Matteo, che mostra Gesù ammaestrare le folle con il celebre Discorso della montagna. “Insegnava – ribadisce Francesco – la nuova legge, che non cancella l’antica” ma la “perfeziona”, portandola “alla sua pienezza”:
“Questa è la legge nuova, questa che noi chiamiamo “le Beatitudini”. E’ la nuova legge del Signore per noi. Sono la guida di rotta, di itinerario, sono i navigatori della vita cristiana. Proprio qui vediamo, su questa strada, secondo le indicazioni di questo navigatore, possiamo andare avanti nella nostra vita cristiana”.
I tre scalini della perdizione
Francesco prosegue l’omelia completando, per così dire, il testo di Matteo con le considerazioni che l’evangelista Luca mette alla fine dell’analogo racconto delle Beatitudini, cioè – come li chiama – l’elenco dei “quattro guai”: guai ai ricchi, ai sazi, a quelli che ridono, a quelli dei quali tutti dicono bene. Il Papa ricorda in particolare di aver detto “tante volte” che “le ricchezze sono buone”, mentre “quello che fa male” è “l’attaccamento alle ricchezze”, che diventa così “un’idolatria”. E chiosa:
“Questa è l’anti-legge, è il navigatore sbagliato. E’ curioso: questi sono i tre scalini che portano alla perdizione, così come queste Beatitudini sono gli scalini che portano avanti nella vita. E questi tre scalini che portano alla perdizione sono l’attaccamento alle ricchezze, perché non ho bisogno di nulla. La vanità, che tutti dicano bene di me: tutti parlano bene, mi sento importante, troppo incenso… e io credo di essere giusto – non come quello, come quello… Pensiamo alla parabola del fariseo e il pubblicano: ‘Ti ringrazio perché non sono come questo…’. ‘Ma grazie, Signore, che sono tanto un buon cattolico, non come il vicino, la vicina…’. Tutti i giorni succede questo… Secondo la vanità e, terzo, l’orgoglio che è la sazietà, le risate che chiudono il cuore”.
La chiave? La mitezza
Tra tutte le Beatitudini, Francesco ne seleziona una che, afferma, “non dico sia la chiave” di tutte, “ma ci fa pensare tanto”: “Beati i miti”. la mitezza:
“Ma, Gesù dice di se stesso: ‘Imparate da me che sono mite di cuore’, che sono umile e mite di cuore. La mitezza è un modo di essere che ci avvicina tanto a Gesù. Invece, l’atteggiamento contrario sempre procura le inimicizie, le guerre … tante cose, tante cose brutte che succedono. Ma la mitezza, la mitezza di cuore che non è sciocchezza, no: è un’altra cosa. E’ la profondità nel capire la grandezza di Dio, e adorazione”.

La nostra aspirazione

Dalla «Lettera ai Romani» di sant'Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
(Capp. 3, 1 - 5, 3; Funk 1, 215-219)

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Non voglio solo chiamarmi cristiano, ma esserlo realmente

Non avete mai invidiato nessuno, anzi avete insegnato agli altri. Voglio che ciò che insegnate e raccomandate conservi tutto il suo vigore.
Chiedete per me soltanto la forza esterna ed interna perché io sia deciso non solo nel parlare, ma anche nel volere, perché non solo sia detto cristiano, ma sia anche trovato tale. Se tale sarò trovato, potrò essere chiamato cristiano e quando il mondo non mi vedrà più, allora sarò un vero fedele. Niente di quel che si vede ha valore. Il nostro Dio Gesù Cristo, ora che è tornato al Padre, si manifesta di più. Dinanzi alle persecuzioni del mondo il cristianesimo non si sostiene con parole dell'umana sapienza, ma con la forza di Dio.
Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza che sarebbe inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi è dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Sollecitate piuttosto le fiere perché diventino mio sepolcro e non lascino nulla del mio corpo, e nel mio ultimo sonno io non sia di incomodo a nessuno. Quando il mondo non vedrà più il mio corpo, allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per Dio.
Io non vi do ordini, come Pietro e Paolo. Essi erano apostoli, io sono un condannato; essi erano liberi, io finora non sono che uno schiavo. Ma se soffrirò il martirio, diventerò un liberto di Gesù Cristo e in lui risorgerò libero. Ora, in catene, imparo a rinunziare ad ogni desiderio.
Dalla Siria fino a Roma, per terra e per mare, giorno e notte, lotto con le belve, legato a dieci leopardi, cioè al manipolo dei soldati di scorta. Più faccio loro del bene, e più mi maltrattano. Però con i loro oltraggi faccio profitto sempre più nella scuola di Cristo, ma non per questo sono giustificato. Oh, quando avrò la gioia di trovarmi di fronte alle belve preparate per me! Mi auguro che siano pronte a gettarsi sul mio corpo. Io le solleciterò perché mi divorino in un momento e non facciano come fecero con alcuni, che ebbero paura di toccare. Se poi si ostinassero nel loro rifiuto, le costringerò con la forza.
Perdonatemi, io so quello che va bene per me. Ora incomincio ad essere un vero discepolo. Nessuna delle cose visibili o invisibili mi trattenga dal raggiungere Gesù Cristo. Fuoco e croce, branchi di bestie feroci, lacerazioni, squartamenti, slogature delle ossa, taglio delle membra, stritolamento di tutto il corpo, i più crudeli tormenti del diavolo ben vengano tutti su di me, purché io possa raggiungere Gesù Cristo.

sabato 4 giugno 2016

La resa dei conti

Dopo tutto ciò che è successo e sta succedendo nel mondo ad opera dei "padroni del mondo" al servizio di satana, nel totale disinteresse degli uomini succubi della dolce schiavitù del lavoro e del denaro imposta dai loro capi.... stiamo per giungere alla RESA DEI CONTI.

ECCO UNA DELLE ULTIME FOLLIE DELL'UOMO .......DOPO LA CLONAZIONE,GLI INCROCI TRA ESSERI UMANI E ANIMALI,LEGGI SU EUTANASIA,ABORTO,MATRIMONI OMOSESSUALI,GUERRE,SCHIAVITU'...ETC..ETC... e ce ne sarebbero da riempire pagine e pagine sulle atrocità causate dagli esseri umani al servizio di satana.....

Progetto Genoma 2.0, vuole riscrivere il Dna dell'uomo http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2016/06/03/progetto-genoma-2.0-vuole-riscrivere-il-dna-delluomo-_4e8c537c-8438-42fd-a2ce-16ea870313fe.html


Non sappiamo ne il giorno ne l'ora in quale l'IRA del PADRE si scaglierà GIUSTAMENTE sopra il nostro mondo lasciato in balia del male.
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Il desiderio di molti Cristiani,me compreso è che il Signore nostro Gesù Cristo venga quanto prima per liberarci dalla schiavitù del demonio.

Tutto ciò che ha fatto e sta facendo Papa Francesco è RICHIAMARE CHIUNQUE,potenti della terra e non ............ad una VERA CONVERSIONE per la loro SALVEZZA. Perché al pastore stanno a cuore le PECORE SMARRITE... non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati...e su questo misero pianeta ce ne sono tanti. Pertanto ogni giorno che passa il Santo Padre cerca di riportare al RAVVEDIMENTO e all'ovile tutti,nessuno escluso....la maggior parte delle persone che sono lontane e non capiscono le parole di Cristo nel Vangelo gli danno contro,anche molti pseudo cristiani che molto somigliano ai giudici e ai farisei del tempo di Gesù...
 ma QUANDO Papa Francesco chiuderà l'ANNO STRAORDINARIO DELLA MISERICORDIA e LE PORTE SANTE DI TUTTO IL MONDO... 

CHE SUCCEDERA'????

Io non so ne giorno,ne l'ora..e spero che sia sempre il momento .....e che tutto possa avvenire quanto prima..anche prima della chiusura delle porte Sante...per tutti coloro che a differenza nostra,soffrono la fame,la sete,le guerre,le malattie..etc..etc.. i martiri dei nostri giorni...TUTTI COLORO CHE SOFFRONO NELLA NOSTRA INDIFFERENZA PIU' TOTALE.
Prego per questo ogni Santo e Benedetto giorno.

Pertanto non meravigliamoci che scenda presto l'IRA del PADRE su di noi...perché è tutto meritato!!

SIATE PRONTI CON I CINTI FIANCHI E I CALZARI AI PIEDI... perché il giorno del SIGNORE è vicino 

LA RESA DEI CONTI può essere in ogni momento...ancor di più quanto il Santo Padre CHIUDERA' l'ANNO STRAORDINARIO DELLA MISERICORDIA.
Chi ha orecchie per intendere intenda.... passeranno ore,giorni,mesi,anni... non so.
L'unica cosa certa che so che VERDO' IL GLORIOSO GIORNO DEL SIGNORE!

CONVERTITEVI GESU' STA PER TORNARE!

venerdì 3 giugno 2016

Papa Francesco immerso nel Vangelo.


Papa Francesco è colui che prende il Vangelo e lo applica... il suo pontificato è basato sul fatto di andare a riprendere "tutte" le pecore smarrite in tutto il mondo,affinché nessuno si perda ed abbia la possibilità di salvarsi.

 (Lc 15,3-7)
Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?
Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta".
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».

Santissima festività del Sacratissimo Cuore di Gesù.

Liberaci dal male....nostro SIGNORE.... riportaci a casa.
Maranathà-Vieni Signore Gesù!

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Sacratissimo Cuore di Gesù!


mercoledì 1 giugno 2016

Tutto il necessario

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Tb, 4,15a. 16a. 18. 19a
Non fare a nessuno ciò che non piace a te. Dà il tuo pane a chi ha fame e fà parte dei tuoi vestiti agli ignudi. Chiedi il parere ad ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio. In ogni circostanza benedici il Signore e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine….

1 Pt 1, 13-14
Dopo aver preparato la vostra mente all'azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri d'un tempo, quando eravate nell'ignoranza.


1 Pt 1, 15-16
Ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo (Lv 11, 44).


 Gc 4, 7-8a. 10
Sottomettetevi a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi. Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà.

Udienza generale: la preghiera umile ottiene misericordia.

2016-06-01 Radio Vaticana







All’udienza generale di oggi in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha svolto la sua catechesi sulla preghiera umile che ottiene misericordia commentando la parabola del fariseo e del pubblicano in cui “Gesù vuole insegnarci qual è l’atteggiamento giusto per pregare e invocare la misericordia del Padre” (cfr Lc18,9-14).
La preghiera del fariseo
“Entrambi i protagonisti salgono al tempio per pregare, ma agiscono in modi molto differenti, ottenendo risultati opposti. Il fariseo prega «stando in piedi» (v. 11), e usa molte parole. La sua è, sì, una preghiera di ringraziamento rivolta a Dio, ma in realtà è uno sfoggio dei propri meriti, con senso di superiorità verso gli «altri uomini», qualificati come «ladri, ingiusti, adulteri», come, ad esempio, - e segnala quell’altro che era lì – «questo pubblicano» (v. 11). Ma proprio qui è il problema: quel fariseo prega Dio, ma in verità guarda a sé stesso. Prega se stesso! Invece di avere davanti agli occhi il Signore, ha uno specchio. Pur trovandosi nel tempio, non sente la necessità di prostrarsi dinanzi alla maestà di Dio; sta in piedi, si sente sicuro, quasi fosse lui il padrone del tempio! Egli elenca le buone opere compiute: è irreprensibile, osservante della Legge oltre il dovuto, digiuna «due volte alla settimana» e paga le “decime” di tutto quello che possiede. Insomma, più che pregare, il fariseo si compiace della propria osservanza dei precetti. Eppure il suo atteggiamento e le sue parole sono lontani dal modo di agire e di parlare di Dio, il quale ama tutti gli uomini e non disprezza i peccatori. Questo disprezza i peccatori, anche quando segnala l’altro che è lì. Insomma, quel fariseo, che si ritiene giusto, trascura il comandamento più importante: l’amore per Dio e per il prossimo".
Dobbiamo pregare davanti a Dio come noi siamo
“Non basta dunque domandarci quanto preghiamo, dobbiamo anche chiederci comepreghiamo, o meglio, com’è il nostro cuore: è importante esaminarlo per valutare i pensieri, i sentimenti, ed estirpare arroganza e ipocrisia. Ma, io domando: si può pregare con arroganza? No. Si può pregare con ipocrisia? No. Soltanto, dobbiamo pregare davanti a Dio come noi siamo. Ma questo pregava con arroganza e ipocrisia. Siamo tutti presi dalla frenesia del ritmo quotidiano, spesso in balìa di sensazioni, frastornati, confusi. È necessario imparare a ritrovare il cammino verso il nostro cuore, recuperare il valore dell’intimità e del silenzio, perché è lì che Dio ci incontra e ci parla. Soltanto a partire da lì possiamo a nostra volta incontrare gli altri e parlare con loro. Il fariseo si è incamminato verso il tempio, è sicuro di sé, ma non si accorge di aver smarrito la strada del suo cuore".
La preghiera del pubblicano
“Il pubblicano invece – l’altro – si presenta nel tempio con animo umile e pentito: «fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto» (v. 13). La sua preghiera è brevissima, non è così lunga come quella del fariseo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Niente di più. “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Bella preghiera, eh? Possiamo dirla tre volte, tutti insieme? Diciamola: “O Dio, abbi pietà di me peccatore. O Dio, abbi pietà di me peccatore. O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Infatti, gli esattori delle tasse – detti appunto, “pubblicani” – erano considerati persone impure, sottomesse ai dominatori stranieri, erano malvisti dalla gente e in genere associati ai peccatori”.
Mendicare la misericordia di Dio
"La parabola insegna che si è giusti o peccatori non per la propria appartenenza sociale, ma per il modo di rapportarsi con Dio e per il modo di rapportarsi con i fratelli. I gesti di penitenza e le poche e semplici parole del pubblicano testimoniano la sua consapevolezza circa la sua misera condizione. La sua preghiera è essenziale. Agisce da umile, sicuro solo di essere un peccatore bisognoso di pietà. Se il fariseo non chiedeva nulla perché aveva già tutto, il pubblicano può solo mendicare la misericordia di Dio. E questo è bello, eh? Mendicare la misericordia di Dio. Presentandosi “a mani vuote”, con il cuore nudo e riconoscendosi peccatore, il pubblicano mostra a tutti noi la condizione necessaria per ricevere il perdono del Signore. Alla fine proprio lui, così disprezzato, diventa un’icona del vero credente”.
Il fariseo è l’icona del corrotto che fa finta di pregare
“Gesù conclude la parabola con una sentenza: «Io vi dico: questi – cioè il pubblicano –, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» (v. 14). Di questi due, chi è il corrotto? Il fariseo. Il fariseo è proprio l’icona del corrotto che fa finta di pregare, ma soltanto riesce a pavoneggiarsi di se stesso davanti a uno specchio. E’ un corrotto ma fa finta di pregare”.

Dio ha una debolezza per gli umili
“Così, nella vita chi si crede giusto e giudica gli altri e li disprezza, è un corrotto e un ipocrita. La superbia compromette ogni azione buona, svuota la preghiera, allontana da Dio e dagli altri. Se Dio predilige l’umiltà non è per avvilirci: l’umiltà è piuttosto condizione necessaria per essere rialzati da Lui, così da sperimentare la misericordia che viene a colmare i nostri vuoti. Se la preghiera del superbo non raggiunge il cuore di Dio, l’umiltà del misero lo spalanca. Dio ha una debolezza: la debolezza per gli umili. Davanti a un cuore umile, Dio apre il suo cuore totalmente. E’ questa umiltà che la Vergine Maria esprime nel cantico del Magnificat: «Ha guardato l’umiltà della sua serva. […] di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1,48.50). Ci aiuti lei, nostra Madre, a pregare con cuore umile. E noi, ripetiamo tre volte in più, quella bella preghiera: ‘O Dio, abbi pietà di me peccatore’. Tre volte: ‘O Dio, abbi pietà di me peccatore. O Dio, abbi pietà di me peccatore. O Dio, abbi pietà di me peccatore’. Grazie”.